Tricase Porto
A circa dodici chilometri verso sud, Tricase Porto è un'insenatura minuscola in cui si sono conservate intatte le tradizioni marinare del basso Salento. Il porto è anche un museo a cielo aperto, con barche in legno e attrezzi di pesca, e la banchina si presta a una passeggiata lenta nella luce calda della sera.
Un porto che è anche un museo
Tricase Porto è la marina del centro abitato di Tricase, che sta qualche chilometro all'interno. È un approdo piccolo, incastonato in un'insenatura naturale della costa rocciosa, e la sua fortuna è proprio quella di non essere mai diventato grande.
Negli ultimi anni la comunità locale ha trasformato questo scalo in un porto museo: un museo diffuso, senza sale né vetrine, in cui il patrimonio esposto è il porto stesso. Le barche tradizionali in legno, gli attrezzi da pesca, le reti, i gesti quotidiani di chi ancora esce in mare compongono un racconto sulla marineria salentina che si legge camminando. Attorno ruotano attività culturali, laboratori e progetti di tutela del mare, in un tratto di costa che rientra nell'area naturale protetta regionale.
Il risultato è un luogo dove la parola autenticità non è uno slogan: qui il turismo si è inserito in una vita che esisteva prima e continua a esistere.
La banchina, il momento giusto
La passeggiata lungo la banchina è l'esperienza centrale. È breve, si fa in pochi minuti, ma va fatta con il passo sbagliato: cioè lentissimo. Ci si ferma a guardare le barche ormeggiate, il moto dell'acqua contro le pietre, i pescatori che sistemano l'attrezzatura.
Il momento migliore è la fine del pomeriggio, quando il calore molla la presa e la luce bassa accende di arancio la roccia e gli scafi. Il porto guarda a levante, quindi non regala il sole che affonda nell'acqua, ma qualcosa di più sottile: il cielo che vira alle spalle del promontorio mentre il mare davanti si fa profondo e compatto. Il bagno si fa dagli scogli e dagli approdi laterali, in acqua limpida e subito profonda.
La quercia dei giganti
Sulla strada che scende dal centro storico verso il porto si incontra uno degli alberi più vecchi d'Italia: una quercia vallonea di età plurisecolare, riconosciuta come monumento naturale. La chioma è enorme e la leggenda popolare vuole che sotto di essa abbia trovato riparo un intero drappello di cavalieri, da cui il soprannome con cui è conosciuta.
Non serve organizzare nulla: è lì, lungo il percorso, e merita cinque minuti di sosta. La vallonea è una specie legata storicamente alla concia delle pelli e la sua presenza racconta un pezzo di economia agricola del Capo di Leuca ormai scomparso.
Attorno al porto
Poco lontano dall'approdo si trova una piccola chiesa rurale a pianta ottagonale, costruita alla fine del Seicento, che il racconto popolare vuole edificata in una sola notte e che per questo ha guadagnato un soprannome piuttosto inquietante. È un esempio raro di architettura religiosa a pianta centrale in questa zona e vale una deviazione.
Il tratto di costa a nord e a sud del porto alterna scogliere basse, piccole insenature e sentieri che seguono il profilo del mare: si cammina bene nelle ore fresche, con la macchia mediterranea da un lato e l'Adriatico dall'altro. Per visite guidate, iniziative del porto museo e aperture dei luoghi di interesse conviene fare riferimento ai canali ufficiali del Comune e degli enti che li gestiscono.
Consigli pratici
- Il porto è piccolo e i posti auto sono pochi: in estate meglio arrivare fuori dalle ore di punta.
- La luce migliore per la banchina è quella di fine pomeriggio, quando il calore si attenua.
- Fermatevi alla quercia monumentale lungo la strada che scende dal centro al porto.
- Si entra in acqua dagli scogli: portate scarpette e valutate il moto ondoso prima di tuffarvi.
- Per iniziative del porto museo e visite guidate consultate i canali ufficiali del Comune.


