Grotta Zinzulusa
A circa cinque chilometri dalla struttura, incastonata nella scogliera fra Castro e Santa Cesarea, la Zinzulusa è una delle grotte carsiche più studiate d'Italia. Il percorso guidato attraversa saloni di stalattiti e stalagmiti fino a un piccolo lago interno, e si affaccia sul mare da un ingresso che sembra scavato apposta per incorniciarlo.
Il nome viene dagli stracci
Il nome nasce dal dialetto salentino: zinzuli sono gli stracci, i panni logori stesi ad asciugare. Guardando la volta si capisce subito il perché: le concrezioni pendono a frange irregolari, sottili e ravvicinate, esattamente come biancheria appesa a un filo. È una di quelle definizioni popolari che nessuna descrizione scientifica è mai riuscita a sostituire.
La cavità si è aperta nel calcare per lenta erosione ed è affacciata direttamente sul mare, dentro un tratto di costa alta e frastagliata che rientra nell'area protetta regionale compresa fra Otranto e Santa Maria di Leuca. Si raggiunge scendendo dalla strada costiera lungo un percorso a gradini, oppure via mare con le imbarcazioni che partono dal porto vicino.
Un archivio naturale del basso Salento
La Zinzulusa non è soltanto scenografica: è un laboratorio. La prima descrizione dettagliata risale a una lettera di fine Settecento del vescovo di Castro, ma gli studi sistematici sono iniziati solo a metà del Novecento, poco prima dell'apertura al pubblico.
Da allora la grotta ha restituito due tipi di tesori. Il primo è paleontologico: nei depositi interni sono emersi resti fossili di grandi mammiferi che popolavano la penisola in epoche remote, testimonianza di un Salento molto diverso da quello che vediamo oggi. Il secondo è biologico: le acque interne ospitano piccoli crostacei e organismi adattati al buio totale, alcuni dei quali non si trovano altrove. È per questa ragione che la cavità è considerata un sito di rilievo internazionale e viene tutelata con attenzione.
Campagne di esplorazione subacquea hanno inoltre individuato rami sommersi che proseguono oltre la parte visitabile: la grotta, in altre parole, è più grande di quello che si riesce a percorrere a piedi.
Come si svolge la visita
Il percorso è interamente guidato e si sviluppa lungo passerelle e gradini all'interno della cavità. Si attraversano ambienti dai nomi evocativi, fra colonne, cortine di concrezioni e volte altissime, fino a raggiungere lo specchio d'acqua interno, limpido e immobile, alimentato dalla falda e dal mare.
La temperatura resta fresca e costante tutto l'anno, il tasso di umidità è elevato e il pavimento può essere scivoloso: sono le uniche vere accortezze da tenere a mente. La visita è breve e adatta anche a chi non ha alcuna esperienza speleologica, ma richiede la capacità di affrontare qualche scalino e passaggi in cui il soffitto si abbassa. Non è consigliata a chi soffre in modo marcato di claustrofobia.
Prima di partire
Le aperture sono stagionali e possono variare in base alle condizioni del mare e ai lavori di manutenzione: per calendario, orari e biglietti conviene sempre fare riferimento ai canali ufficiali del gestore e del Comune, verificando poco prima di mettersi in strada.
Un consiglio sul momento della giornata: la luce che entra dall'ingresso è parte dello spettacolo, quindi le ore centrali rendono il contrasto fra buio e mare particolarmente forte. Chi arriva via terra può abbinare la discesa alla grotta a una sosta sulla scogliera sopra, dove il panorama sull'Adriatico si apre senza ostacoli.
Consigli pratici
- Dentro la grotta la temperatura è fresca tutto l'anno: portate una felpa leggera anche ad agosto.
- Il fondo è umido e scivoloso: meglio scarpe chiuse con suola che tenga, no infradito.
- Per calendario di apertura e biglietti verificate i canali ufficiali del gestore prima di partire.
- L'accesso da terra prevede scale e dislivelli: valutatelo se viaggiate con bambini molto piccoli.
- Con mare mosso l'arrivo via barca può saltare: tenete pronta l'alternativa via terra.


