Otranto
A una ventina di chilometri verso nord, Otranto è la tappa storica per eccellenza di questo tratto di Salento. Dentro la cinta di mura affacciata sull'Adriatico vi aspettano la cattedrale con il suo straordinario mosaico pavimentale, il castello aragonese e un centro storico che si gira interamente a piedi.
La città più a oriente
Otranto guarda l'alba prima di ogni altra città italiana. Il canale che la separa dalla costa albanese è stretto, e nelle giornate limpide il profilo dei monti dall'altra parte si vede a occhio nudo: è questa posizione, più di ogni altra cosa, ad averne fatto per secoli una porta fra Oriente e Occidente, con tutto quello che una porta comporta in termini di scambi, di lingue e anche di assedi.
Il risultato è una città stratificata, con un impianto compatto racchiuso dalle mura, un porto naturale e un lungomare da cui si entra nel centro attraversando le antiche porte. Poco a sud, sul promontorio, sorge il faro che segna il punto più orientale della penisola italiana.
La cattedrale e il mosaico di Pantaleone
La cattedrale, consacrata alla fine dell'XI secolo in epoca normanna, custodisce il motivo per cui molti visitatori arrivano fin qui: un mosaico pavimentale che ricopre l'intera navata, realizzato nel XII secolo dal monaco Pantaleone.
Non è una decorazione: è un racconto. Il tessuto figurato si organizza attorno a un grande albero della vita e mette insieme episodi biblici, mesi dell'anno e lavori agricoli, animali reali e fantastici, figure della mitologia e personaggi della letteratura medievale, in una mescolanza di cultura orientale e occidentale che non ha equivalenti. Si cammina letteralmente sopra un'enciclopedia illustrata del XII secolo, ed è per questo che conviene entrare senza fretta e concedersi il tempo di seguire i riquadri uno per uno.
Sotto la chiesa si apre la cripta, una selva di colonne di reimpiego, ciascuna diversa dall'altra. Nella cattedrale sono inoltre conservate le reliquie dei martiri idruntini, gli abitanti uccisi nel 1480 durante l'assedio della città per aver rifiutato l'abiura: una vicenda che ha segnato l'identità di Otranto in profondità e che le è valsa l'appellativo di città martire.
Il castello, le mura e i vicoli
Il castello aragonese, ricostruito alla fine del Quattrocento proprio in risposta a quell'assedio, chiude il centro storico verso terra con i suoi bastioni e il fossato. Oggi ospita mostre ed eventi culturali, e dai camminamenti si gode una vista d'insieme sul porto e sui tetti.
Attorno, il borgo è un intreccio di vicoli stretti, archi, scalinate e cortili. Si passeggia senza mappa, si sbuca sul bastione affacciato sul mare, si torna indietro. È un centro vissuto, con botteghe artigiane e laboratori, e va girato preferibilmente al mattino presto o dopo il tramonto, quando la pietra restituisce il calore e la folla si dirada.
Tradizioni e dintorni
Ogni anno, intorno a Ferragosto, la città celebra i suoi santi martiri con giorni di celebrazioni religiose e civili, processione e festa cittadina: date esatte e programma cambiano di anno in anno e vanno verificati sui canali ufficiali del Comune e dell'Arcidiocesi.
Chi ha tempo può allungare verso la costa a nord, dove si susseguono pinete e insenature, o verso sud lungo la litoranea che riporta in direzione della struttura fra torri costiere e panorami a strapiombo. Nei dintorni si trova anche l'antica cava di bauxite, un piccolo lago dai colori inattesi che è diventato una delle immagini più riconoscibili del territorio.
Consigli pratici
- Lasciate l'auto nei parcheggi fuori dalle mura: il centro storico si visita solo a piedi.
- Per entrare in cattedrale servono spalle e ginocchia coperte, come in ogni luogo di culto.
- Andateci al mattino presto o dopo il tramonto: a metà giornata i vicoli sono affollati e caldi.
- Per orari di visita, biglietti ed eventi affidatevi ai canali ufficiali del Comune e della diocesi.
- Mettete in conto almeno mezza giornata: fra cattedrale, castello e vicoli il tempo vola.


