Suonatori di tamburello durante una serata di pizzica salentina
Suonatori di tamburello durante una serata di pizzica salentina. Foto: Quatar · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Un festival itinerante, non una serata sola

Ogni anno, nelle settimane centrali di agosto, i paesi dell'entroterra salentino si riempiono di tamburelli. La Notte della Taranta non è un concerto singolo: è un festival itinerante che attraversa i comuni della Grecìa Salentina e del circondario, in provincia di Lecce, portando la musica popolare nelle piazze dei centri storici. Il percorso si chiude con il grande Concertone di Melpignano, di norma nell'ultimo fine settimana del mese, diventato negli anni l'appuntamento più conosciuto dell'estate salentina.

Il progetto è nato alla fine degli anni Novanta con un'ambizione precisa: non fare folklore da cartolina, ma recuperare un repertorio contadino che stava scomparendo e rimetterlo in circolo facendolo dialogare con altri linguaggi, dal rock al jazz, dalla musica sinfonica alle sonorità del Mediterraneo. A occuparsene è la Fondazione La Notte della Taranta, che cura anche l'orchestra popolare del festival e il lavoro di ricerca e formazione sulla tradizione.

La pizzica prima del palco

Per capire la forza di questa musica conviene guardare da dove viene. La pizzica non nasce come spettacolo: nasce come musica d'uso, legata al lavoro nei campi, alle feste di paese, al corteggiamento. E nasce soprattutto legata al tarantismo, il fenomeno per cui il morso, reale o simbolico, di un ragno provocava una crisi che si riteneva di poter sciogliere solo con il suono. I musicisti venivano chiamati in casa e suonavano per ore, cambiando ritmi e melodie finché la persona non trovava il proprio e ballava fino allo sfinimento.

Il rito aveva un calendario e un luogo di riferimento: la cappella dedicata a San Paolo a Galatina, meta delle tarantate il 29 giugno. A metà Novecento una celebre ricerca etnografica documentò quel mondo poco prima che si spegnesse, e da quelle registrazioni è passata gran parte della memoria che oggi risuona sul palco. Saperlo cambia l'ascolto: sotto la festa c'è una storia di fatica, di corpo e di guarigione.

Che cosa aspettarsi da una serata

Le tappe itineranti sono spesso la parte più bella e meno affollata. Si suona in piazze piccole, il pubblico è misto — famiglie del posto, ragazzi, viaggiatori — e la distanza fra chi suona e chi ascolta è minima. Il Concertone di Melpignano è un'altra cosa: un grande palco allestito davanti all'ex convento degli Agostiniani, decine di migliaia di persone, un maestro concertatore diverso ogni anno che riscrive gli arrangiamenti del repertorio insieme all'orchestra popolare.

  • Le serate cominciano tardi e finiscono molto tardi: mettete in conto una notte intera.
  • Per il Concertone il paese si chiude al traffico: si parcheggia lontano e si raggiunge la piazza a piedi o con le navette organizzate.
  • Scarpe comode e acqua: si sta in piedi a lungo e ad agosto il caldo non se ne va con il tramonto.
  • Se viaggiate con bambini o preferite la calma, scegliete una tappa itinerante invece della serata finale.

Non solo Taranta: le altre notti di agosto

La pizzica in Salento non vive soltanto dentro il festival. Nella notte fra il 15 e il 16 agosto, a Torrepaduli, frazione di Ruffano, si celebra la festa di San Rocco: attorno al santuario si formano le ronde, cerchi di suonatori di tamburello dentro i quali due uomini si sfidano nella danza delle spade, un duello mimato con le sole dita delle mani. È una notte lunghissima, che va avanti fino all'alba, e conserva un carattere più ruvido e più popolare rispetto ai grandi palchi.

Chi vuole capire davvero questa musica dovrebbe vedere entrambe le cose: la ronda di paese, dove il cerchio si apre e si chiude senza che nessuno lo annunci, e il grande concerto, dove lo stesso ritmo viene riletto da un'orchestra intera.

Come organizzarsi partendo dal basso Salento

Melpignano e gli altri paesi del festival si raggiungono in poco più di mezz'ora d'auto dalla costa adriatica meridionale: dall'agriturismo si parte nel tardo pomeriggio, si cena con calma e si arriva in tempo per l'inizio. Il rientro notturno è la parte da pianificare meglio, perché le strade interne sono strette e poco illuminate: se potete, decidete in anticipo chi guida.

Un'ultima raccomandazione: il programma cambia ogni anno, sia nelle tappe sia nelle date. Prima di mettervi in viaggio controllate i canali ufficiali della Fondazione La Notte della Taranta e dei Comuni ospitanti, dove vengono pubblicati il calendario aggiornato, le modalità di accesso e le informazioni sulla viabilità.

Una base tranquilla per le sere di festa

Dopo una serata di musica e luminarie si torna nel silenzio dell'uliveto: camere con bagno privato e aria condizionata a Vignacastrisi, con la colazione compresa il mattino dopo.